I sogni non finiscono all’alba

Non conoscevo quella strada. Un’altra volta mi ero perso: mi avevano detto di svoltare alla seconda a sinistra, dopo il distributore. Così credevo di aver fatto, ma della casa di Luca nessuna traccia.

Fermai l’auto in cerca di un passante o chissà chi. Nessuno. Solamente - sulla sommità della collina - una casa, come non ne avevo mai viste.

Non aveva tetto: era un parallelepipedo arancione, con due finestre ai lati ed un portone bianco al centro. Mi stupì la geometria perfetta di quella casa. Furono quella precisione inattesa, quella bocca/portone ad attrarmi. Fu per quello che m’incamminai, arrampicandomi per quella strada di sabbia e ghiaia. Ero avvolto nel silenzio e nel verde di una vegetazione discreta. Più procedevo verso quella casa, più mi accorgevo che il mio incedere era dettato da destino. Non potevo e non volevo fermarmi. Volevo sapere chi abitava quella casa così perfetta.

Giunto al portone mi accorsi che era di un materiale sconosciuto: pareva legno e metallo, ma mescolati insieme. Metallo, ma caldo. Sospinsi la porta inaspettatamente aperta. Fui accolto dal buio più assoluto e da un calore lancinante. A nulla servivano le finestre completamente spalancate.

Alla destra del portone vidi il soffoco di una luce arancione: ne fui assurdamente rassicurato e lì mi diressi, fiducioso di poter incontrare qualcuno.

Giunsi nella stanza illuminata di un giallo lampione, ma era vuota. Un’enorme stanza bianca avvolta d’arancione. Nell’angolo opposto all’ingresso, da destra, proveniva una luce azzurra e verde: filtrava da una porta a vetri. Proseguii il mio viaggio verso quei nuovi colori. Fui sorpreso di trovarvi la più bella serra che avessi mai visto. Il caldo che avvampava l’aria non m’importava più. Neanche gli insetti, che a centinaia popolavano quel giardino, non m’importavano, non mi facevano paura. Provai una bella sensazione e proseguii annusando ogni fiore, ogni erba, ogni scoperta.

In fondo alla serra vidi un passaggio. Fu un attimo entrarvi, per quanto angusto e stretto, non esitai neanche un momento. Fu piacevole attraversare quel tunnel: cuscini bianchi e soffici avvolgevano il perimetro di quel passaggio. Giunsi in una stanza con a sinistra un letto, avvolto di bianco, di luce e di teli di seta leggerissima. Mi spinse la curiosità a scostare quelle tende e a vedere un lenzuolo, che pareva essere d’oro, avvolgere un corpo. Fui attratto dal movimento sinuoso di quel lenzuolo.

Con la grazia e la delicatezza dovuta lo mossi.

Scoprii lei. , ancora una volta .

Dormiva tranquilla, abbracciata ad un cuscino. Indossava una vestaglia color crema e i suoi capelli di grano riposavano confusi sul cuscino.

Pensai: , anima mia, tu che vedi coi miei occhi. : vortice, vertice, vertigine… Ancora tu…

Fu in quel momento, proprio quando pensai “ancora tu” che sentii il clacson di un Fiat Ducato 35 quintali che mi rimproverava una sosta troppo lunga al semaforo.

Soffro di narcolessia: sono in grado di addormentarmi ovunque, in qualunque condizione… e faccio anche dei , a volte degli incubi. E… rimane un sogno…

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