L’uomo che si tuffò dalla luna (The big dive)

[Titolo gentilmente offerto da Guido Catalano. Titolo che - apparentemente - non c'entra nulla col post che segue, ma confido nell'acume dei lettori - tutti e 6 - di questo , ché certamente ne comprenderanno il significante. Grazie.]

Bizzarro, lui. Un’anomalia umana nella miscela letale di vacanzieri e notti bianche. Allampanato lo vedevo per il Corso Italia, armato di cuffie d’ordinanza, aggrappato all’ come un malato terminale al sondino gastrico. Protuberanza, quella, necessaria ad evitare perlomeno le incursioni acustiche al suo quieto incedere; ché le intrusioni oftalmiche dei vacanti torinesi e basso milanesi erano già bastanti. Vagava, lui, per il lungomare macchiato di panchine stanche per anziani e flaccidi gonfiabili per bambini ipertrofici.

Camminava e sbandava appena: ciondolava appunto. Come in bilico su se stesso, come se da un momento all’altro dovesse cadere a terra definitivamente. Come se stesse per esalare l’ultimo. Lo potevi immaginare: rovesciato a terra, il volto affondato nell’asfalto e le braccia aperte come un cristo in croce. Ma non succedeva. Mai. Sbandava e ciondolava, sì, ma non cadeva. Mai.

Fumava, lui. Nervosamente. Accendeva compulsivamente una sigaretta dopo l’altra. Catrame e nicotina come ossigeno. “E’ bello sapere che dove finiscono le mie mani debba in qualche modo cominciare una sigaretta”, ripeteva parafrasando De Andrè.

Beveva . Che neanche un etilista messicano poteva reggere tanto. Bottiglie di , tutti i giorni, a tutte le ore. Era noto in tutti i bar del nord Italia per questa sua passione alcolica, tanto che anche gli autogrill della direttrice Genova – Gravellona Toce si erano attrezzati per le sue frequenti visite con cartoni di Josè Cuervo Especial.

Scriveva talvolta. Pur preferendo il peso leggiro della Bic e il sottile fruscio della carta sotto i polpastrelli, da alcuni anni si era azzardato all’utilizzo, meno romantico, di una tastiera di computer. Scriveva con una sola mano, essendo l’altra occupata – alternativamente – con una sigaretta o con un bicchiere di . Scriveva cose strane. Sovente indicibili o sovversive. Quasi mai autobiografiche.

Come questo post.

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Comments 4

  1. Vale wrote:

    Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog, colpa del Giugno ‘73. Poi ho letto questo post, delinea una certa melanconia! A presto uomo della luna.

    Posted 30 Jul 2008 at 09:02
  2. Giulia wrote:

    E’ il tuo autoritratto? Sposami. Sono la tua anima gemella a parte la tequila … ma tu l’avevi capito almeno un anno e mezzo fa’. ;)

    Posted 31 Jul 2008 at 09:54
  3. iMod wrote:

    @ Vale: più che imbattuta, direi che ti sei scontrata su questo blog a perdere… Sì, comunque: un po’ melanconico, io. Ma perchè è così di tendenza… (a presto Vale).

     

    @ Giulia: guarda che se dici ’ste cose qui io, dopo che sono arrossito, ci credo… che poi sbaglio anche il tempo dei verbi, come adesso. Per esempio. E poi sì, comunque, un poco l’avevo capito che mi amavi… (amore ricambiato, peraltro)

    Posted 04 Aug 2008 at 20:56
  4. Giulia wrote:

    Sì, sì … ti vedo: rosso rosso sigaretta e tequila in mano! ;)

    Posted 07 Aug 2008 at 00:10

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