Jun
01
Inserito da iMod il 01 June 2008
Non conoscevo quella strada. Un’altra volta mi ero perso: mi avevano detto di svoltare alla seconda a sinistra, dopo il distributore. Così credevo di aver fatto, ma della casa di Luca nessuna traccia.
Fermai l’auto in cerca di un passante o chissà chi. Nessuno. Solamente - sulla sommità della collina - una casa, come non ne avevo mai viste.
Non aveva tetto: era un parallelepipedo arancione, con due finestre ai lati ed un portone bianco al centro. Mi stupì la geometria perfetta di quella casa. Furono quella precisione inattesa, quella bocca/portone ad attrarmi. Fu per quello che m’incamminai, arrampicandomi per quella strada di sabbia e ghiaia. Ero avvolto nel silenzio e nel verde di una vegetazione discreta. Più procedevo verso quella casa, più mi accorgevo che il mio incedere era dettato da destino. Non potevo e non volevo fermarmi. Volevo sapere chi abitava quella casa così perfetta.
Giunto al portone mi accorsi che era di un materiale sconosciuto: pareva legno e metallo, ma mescolati insieme. Metallo, ma caldo. Sospinsi la porta inaspettatamente aperta. Fui accolto dal buio più assoluto e da un calore lancinante. A nulla servivano le finestre completamente spalancate.
Alla destra del portone vidi il soffoco di una luce arancione: ne fui assurdamente rassicurato e lì mi diressi, fiducioso di poter incontrare qualcuno.
Giunsi nella stanza illuminata di un giallo lampione, ma era vuota. Un’enorme stanza bianca avvolta d’arancione. Nell’angolo opposto all’ingresso, da destra, proveniva una luce azzurra e verde: filtrava da una porta a vetri. Proseguii il mio viaggio verso quei nuovi colori. Fui sorpreso di trovarvi la più bella serra che avessi mai visto. Il caldo che avvampava l’aria non m’importava più. Neanche gli insetti, che a centinaia popolavano quel giardino, non m’importavano, non mi facevano paura. Provai una bella sensazione e proseguii annusando ogni fiore, ogni erba, ogni scoperta.
In fondo alla serra vidi un passaggio. Fu un attimo entrarvi, per quanto angusto e stretto, non esitai neanche un momento. Fu piacevole attraversare quel tunnel: cuscini bianchi e soffici avvolgevano il perimetro di quel passaggio. Giunsi in una stanza con a sinistra un letto, avvolto di bianco, di luce e di teli di seta leggerissima. Mi spinse la curiosità a scostare quelle tende e a vedere un lenzuolo, che pareva essere d’oro, avvolgere un corpo. Fui attratto dal movimento sinuoso di quel lenzuolo.
Con la grazia e la delicatezza dovuta lo mossi.
Scoprii lei. Barbara, ancora una volta Barbara.
Dormiva tranquilla, abbracciata ad un cuscino. Indossava una vestaglia color crema e i suoi capelli di grano riposavano confusi sul cuscino.
Pensai: Barbara, anima mia, tu che vedi coi miei occhi. Barbara: vortice, vertice, vertigine… Ancora tu…
Fu in quel momento, proprio quando pensai “ancora tu” che sentii il clacson di un Fiat Ducato 35 quintali che mi rimproverava una sosta troppo lunga al semaforo.
Soffro di narcolessia: sono in grado di addormentarmi ovunque, in qualunque condizione… e faccio anche dei sogni, a volte degli incubi. E… Barbara rimane un sogno…
Apr
26
Inserito da iMod il 26 April 2008
A volte mi chiedo se tornerò a scrivere su questo blog… oppure se continuerò a preferire il tumblr, che mi consente di continuare a non pensare a nulla…
Feb
27
Inserito da iMod il 27 February 2008
“Credo ci siano diversi tipi di amore. Quello per una donna, quello per i figli, quello per gli amici. Ho scoperto che molte persone hanno paura di amare, hanno paura di vivere l’amore. Perché in amore devi dare, devi essere altruista. Forse è più facile non amare. Siamo spesso prigionieri del nostro egoismo.“
Queste le parole di Cesare Prandelli, trovate qui (grazie a Mitì)…
Dopo aver letto l’intervista a Cesare Prandelli… bon, non si deve aggiungere altro.
Solo: emozione, commozione, stima, amore per Manuela e Cesare…
Feb
18
Inserito da iMod il 18 February 2008
Succede che questa sera, come ogni qualvolta la lucidità astemia da Gin o Tequila me lo consenta, apro GoogleReader.
Immancabilmente rilevo 227 posts, o poco più, da leggere. Non vi è tecnica nel mio leggerli: a volte mi affido all’inafferrabilità del tempo (last in, first out), talvolta mi concedo il privilegio di scegliere (last, first, fai il cazzo che vuoi…).
Ma questa sera (io non lo so se ero in fase “passiva” o “attiva”) mi ritrovo la tumblerata di Alessandro: “Mio padre è morto”.
Basito e contrariato: la prima sensazione è stata di disappunto, perché - inconsapevole di quanto sottostava a quel “titolo”, ho provato fastidio.
Poi sono andato a leggere il post di Stefano.
Ed ho appreso ciò che è: il dolore. Il dolore.
Spiazzato, ancora di più… son rimasto minuti a fissare lo schermo, e rileggere il post di Stefano. Come se non fosse possibile. Come se: la “morte” fosse un fatto indicibile.
Come se la virtualità di un blog, non ammettesse sentimenti. Veri.
Non è così, fortunatamente.
Il mio abbraccio a Stefano, come quello di tantissimi altri, è reale. E quel “Mio padre è morto” (MIO!) è quanto di più affettuoso ed emozionante abbia mai letto, pensato, scritto, immaginato…
FORZA, STEFANO!
Feb
12
Inserito da iMod il 12 February 2008
Caro San Valentino,
vaffanculo.